Pane e Corano

E’ il grande fascino della sharia. A guidare la corsa per la presidenza egiziana, dopo aver agguantato la maggioranza del Parlamento, è Mohammed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani. Non un islamista che vuole passare per un “liberale”, ma un pio, un rivoluzionario, un riformatore dei costumi, un ingegnere con la barba, un movimentista il cui messaggio in campagna elettorale è stato, martellante, che “l’islam è la soluzione”.
6 AGO 20
Immagine di Pane e Corano
E’ il grande fascino della sharia. A guidare la corsa per la presidenza egiziana, dopo aver agguantato la maggioranza del Parlamento, è Mohammed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani. Non un islamista che vuole passare per un “liberale”, ma un pio, un rivoluzionario, un riformatore dei costumi, un ingegnere con la barba, un movimentista il cui messaggio in campagna elettorale è stato, martellante, che “l’islam è la soluzione”. Morsi nel 2004 guidò le manifestazioni contro Miss Egitto e nel 2007 ha fatto inserire nel programma della Fratellanza la clausola “iraniana”, ovvero la creazione di un giureconsulto religioso che affianchi i legislatori nelle materie sociali e civili. Appena alcuni giorni fa Morsi aveva esclamato: “La sharia sia la fonte della costituzione”. La massa indistinta del popolo egiziano è con lui. Una Pew poll di pochi mesi fa dice che il 60 per cento degli egiziani vuole la legge islamica, l’84 vuole la pena di morte per chi lascia l’islam, il 77 dice che i ladri devono subire il taglio della mano e l’82 che le adultere devono essere lapidate. Morsi, se eletto, cercherà di far indossare il velo alle donne, opprimerà le differenze sessuali, aggredirà la pace con gli ebrei, della libertà ha un concetto di cui non fanno parte la certezza del giudizio, la libertà di vestirsi e di scrivere e leggere come si vuole.
E’ la forza e il fascino dei Fratelli musulmani, che ambiscono non soltanto a governare, ma a cambiare la società e l’individuo in nome di un ordine ideologico, dottrinario, totalitario. Per diventare un “fratello”, un ikhwan, si deve superare un percorso di otto, lunghissimi anni. Sono in guerra con l’individualismo, il modernismo, il consumismo, il vizio, il materialismo, il giudaismo, il cristianesimo, il soggettivismo, il razionalismo. Dividono la realtà in due: vero e falso, luce e tenebre, spirito e materia, islamico e non islamico… Il paese faro del mondo islamico, per decenni incastonato dentro alla gabbia sicura del realismo arabo, si avvia verso un moto d’orgoglio antioccidentale, teocratico, antagonista. Gli islamisti terranno di conto il turismo e i posti di lavoro, ma non dimentichiamo che il loro motto, più che “panem et circenses”, è sempre stato pane e islam, pacchi di farina e Corano.